Artista e ricercatrice, si laurea al Dipartimento di Arti visive dell’Accademia di Brera (Milano) in Pittura con Alberto Garutti, si specializza con una tesi di laurea magistrale in psicologia dell’arte con il maestro Roberto Galeotti e con un Master in Sociologia presso La Sapienza a Roma.  Durante il suo percorso di ricerca artistica approda ad Istanbul dove frequenta i corsi di tessitura tradizionale di tappeti persiani e quelli sperimentali di fiber art alla Mimar Sinan.  È qui che comincia il suo percorso di specializzazione nell’uso di tessuti e materiali di scarto come materiali privilegiati della sua espressione pittorica.  

Influenzata dagli stimoli e dall’ambiente artistico della città di Istanbul, approfondisce al contempo non solo il linguaggio pittorico, ma anche il linguaggio performativo (che darà vita ad una serie di perfomance nella città di Istanbul) e quello prettamente linguistico e sonoro che culminerà in uno scritto inedito e in una serie di audio letture su walzer.

Da anni conduce una ricerca artistica in concomitanza con la sua ricerca psicologica e sociale, pubblicata e presentata in vari contesti di ricerca nazionale (AIP psicologia sociale), ed internazionale (IAEA Congress ) che mira a promuovere il connubio tra ricerca artistica e scienze sociali con particolare attenzione all’aspetto pedagogico dell’esercizio artistico ed intellettuale. Ispirandosi ai pioneristici studi di Ernesto De Martino, ed influenzata dalle teorie sociologiche e filosofiche di Theodor Adorno, ha condotto e conduce diverse inchieste socio – psicologiche ed etno-visuali con focus su autoritarismo, conformismo e creatività. Dal 2014 è membro dell’ International Association of Empirical Aesthetic.

Negli ultimi anni ha avuto modo di presentare la sua ricerca presso il Trinity College a Manhattan, presso l’Università di Vienna, per l’Università di Houston a Valencia in occasione dell’international Conference of neuroscience of the Art, e tenere lezioni e seminari sul suo lavoro presso il dipartimento di Filosofia dell’Università di Macerata, presso l’Accademia di Brera a Milano,  presso l’Università di Castel Sant’Angelo a Roma, presso l’Accademia Pontaniana a Napoli. Collabora inoltre con diversi Istituti Comprensivi come docente esperto sulle pratiche artistiche e la creatività, dando continuità sul campo al suo lavoro di ricerca pedagogica sul conformismo.

L’estetica proposta dall’opera di Antignani ha radici nello studio dell’estetica barocca e della sua degenerazione, in temi quali il decentramento, l’orpello. La politica dello scarto e la valorizzazione del reietto sono fondamento oltre che della sua opera, del suo lavoro di ricerca sociologica, quasi a testimoniare come nell’arte teoria e prassi coincidano perfettamente. La selezione di opere qui proposte può forse rendere espliciti molti dei tratti salienti dell’opera di Antignani nel suo complesso. Dall’uso del rifiuto come materiale principe, con i suoi riferimenti alla politica dello scarto, alla tecnica dell’assemblaggio, del montaggio, inteso come processo di revisionismo storico, l’estetica proposta da questa artista è fortemente connotata, profondamente legata ad una cultura di appartenenza, quella del Mezzogiorno, che non si pone come limite, ma come preziosa individualità, mai chiusa nel suo etnocentrismo.  Dagli arazzi che rimandano alle processioni, agli stendardi dei santi con le loro dimensioni scenografiche, ai preziosissimi disegni carichi di decoro e ridondanza in cui lo scotch mira a sostituire l’oro, l’opera è tesa alla completezza sempre ricercata affannosamente e all’ apertura di un universo fatto di tragica ironia e sacralità oscena.